
La cascina dove sono nato

Il papà con le api

Gli ulivi

Il vecchio trattore per piccoli lavori

Lo zio (a sinistra) alle prese con "lavori invernali"... |
Mi presento...
Sono nato a Ponti sul Mincio (MN) nel 1953 da una famiglia di coltivatori diretti
che, verso la fine degli anni '50, è emigrata in Brianza (Monza). La superficie
dell'azienda non era infatti sufficiente, in un'agricoltura meccanizzata, per più
di una famiglia.
Fino all'anno dell'esame di maturità ho passato le estati in campagna, come "ospite-collaboratore"
nella coltivazione dei campi nell' azienda agraria di uno zio. Ho così coltivato
(in tutti i sensi) la passione per l'agricoltura.
La mia famiglia possiede ancora 4 ettari di terra sulle colline moreniche mantovane
del Garda. La parte a seminativo è data in affitto, il vigneto e gli ulivi (e le
api) sono gestite ancora direttamente da mio padre (86 anni) che, da marzo a novembre,
torna a vivere nella terra di origine. Produciamo vino DOC, olio e miele, destinati
in parte all'autoconsumo e in parte alla vendita. Il parco macchine a disposizione è un vecchio trattore, un'irroratrice
per i trattamenti antiparassitari, una motofalciatrice e un piccolo rimorchio (più
l'attrezzatura di cantina).
Il mio incontro con l'estimo risale al 1972: classe quinta dell'istituto tecnico
per geometri Mosè Bianchi di Monza. Il nostro insegnante, un giovane neolaureato,
conosceva questa materia più o meno come noi (non aveva dato l'esame). Qualche compagno
di classe aveva provato a leggere qualcosa, ma non capivamo il linguaggio e l'utilità
pratica di questa materia così diversa dalle altre (costruzioni, topografia). In
classe si cercava pertanto qualcuno che portasse all'esame di maturità questa materia
ostica. Si decise di affidare l'incombenza a 3 o 4 di noi, i più impegnati (diciamo
così), e quindi mi toccò. Passammo molti pomeriggi in compagnia del volume di I.
Michieli. Ognuno leggeva un capitolo, a rotazione. Insieme si ripeteva. Un po' alla
volta cominciammo a capire che cos'è l'estimo, anche se la materia appariva decisamente
pesante.
Superato l'esame di maturità, la passione per l'agricoltura, maturata in campagna
nei mesi estivi, mi portò all'iscrizione alla facoltà di agraria. Anche in questo
caso fu "inevitabile" l'incontro con l'estimo. Diedi infatti l'esame con il prof.
Lechi (Statale di MIlano), un bresciano che possiede terreni non lontani dal Garda.
Era informato delle opere di irrigazione che si stavano realizzando, con fondi FEAOG,
dalle mie parti (i citati colli morenici mantovani del Garda) e mi suggerì il titolo
della tesi ("Giudizio di convenienza per la realizzazione delle opere di miglioramento
fondiario... ecc."). Passai quindi un paio di estati a fare bilanci di aziende agrarie
(irrigue e asciutte) che andavo a intervistare.
Un mese prima della laurea il docente di estimo dell'istituto tecnico per geometri
in cui mi ero diplomato ebbe purtroppo un'improvvisa malattia. Pur non avendo presentato
alcuna domanda di insegnamento, la segretaria della scuola (che si ricordava di
me... pochi si iscrivevano all'università e pochissimi ad agraria) mi contattò per
portare a compimento come docente l'anno scolastico.
Dunque l'incontro con l'estimo si ripeté una terza volta. Iniziai così ad insegnare
e, contemporaneamente, a collaborare con un'impresa (appena nata) operante nel settore
dell'ecologia (impianti di depurazione delle acque reflue). Il titolare era giovane,
geometra e laureato in agraria come me, e nacque anche un certo rapporto di amicizia.
Trovai questa "sistemazione" interessante. Da un lato la scuola mi dava una prospettiva
di lavoro sicuro, dall'altro potevo svolgere nel settore privato un lavoro stimolante.
Decisi quindi di continuare così.
L'azienda di impianti di depurazione si espanse notevolmente in pochi anni e, come
collaboratore a tempo parziale, passai da alter ego del titolare a collaboratore
marginale. Si impose quindi una scelta: il tempo pieno in questa azienda o l'insegnamento.
Il matrimonio e la nascita dei figli resero necessaria la scelta per l'insegnamento
(?!).
I pomeriggi a casa mi sembrarono subito interminabili e vuoti. Acquistai quindi
il primo computer: il mitico Commodore 64. Fu "amore a prima vista"... Cominciai
a scrivere il Prontuario e l'Eserciziario di estimo. La passione per l'informatica
mi portò ad imparare un linguaggio di programmazione (Basic, oggi Visual studio
.NET) e il CAD.
Ripresi quindi, nei primi anni '90, l'attività professionale assistendo alcune aziende
del settore meccanico impegnate nello sforzo di trasfarmare i disegni cartacei in
formato elettronico (eseguendo disegni e formando il personale). Nel frattempo un'amica,
che tuttora svolge l'attività di propagandista di testi scolastici, vide il mio
Prontuario fatto in casa (lo fotocopiavo per i miei alunni) e fece la classica domanda:
"...ma perché non fai conoscere questo tuo lavoro a una Casa editrice ...". Mi presentò
quindi a due note Case milanesi. Entrambe erano interessate. Scelsi la Hoepli. Pubblicai
quindi il Prontuario e l'Eserciziario, diciamo "alla buona...".
Le cose, in questo ambito, funzionarono bene, improvvisamente, quando all'esame
di maturità uscì, dopo molto tempo, la seconda prova scritta di estimo. I risultati
incoraggianti delle vendite indussero il caporedattore della Casa editrice a farmi
una proposta che suonava più o meno così: "...ma professore, perché non ci fa anche
un bel libro di testo...?" E così iniziai l'attività di autore che oggi assorbe
gran parte delle mie energie e del mio tempo.
In questa attività ho cercato di mettere tutta l'esperienza acquisita prima come
studente e poi come docente. Ho cercato soprattutto di dare un contributo al cambiamento
dell'insegnamento di questa materia rendendola più aderente alla realtà professionale.
Infatti, pur apprezzando i testi su cui mi sono formato (in particolare il Michieli
e il Medici) non
potevo non considerare la distanza tra quanto dottamente trattato in questi volumi
e la realtà didattica (costituita da studenti di un certo tipo) e professionale
(le stime come sono realmente effettuate da geometri, architetti ecc.). Ho quindi
cercato di scrivere libri basandomi su una corretta metodologia, ma anche con un
linguaggio comprensibile ai più e proponendo procedimenti di stima credibili.
E' stato comunque difficile inizialmente affermare concetti "nuovi", che uscissero,
in una certa misura, dal solco tracciato dagli autori che mi sono stati maestri.
Tuttavia con la pubblicazione del volume di Grillenzoni e Grittani ("Estimo. Teoria,
procedure di valutazione e casi di stima", Casa editrice Edagricole, 1990), ho sentito
di poter esternare con decisione argomentazioni che prima osavo solo timidamente
accennare (per esempio in merito all'affidabilità della stima analitica dei fondi
rustici...).
Ritengo, in definitiva, di essere un divulgatore dell'estimo che si pone tra gli
studiosi da un lato e i professionisti dall'altro. Come docente cerco di mediare
tra questi due ambiti, sovente lontani l'uno dall'altro, per fornire agli studenti
degli istituti tecnici informazioni attendibili e concrete. Credo pertanto di offrire
testi che affrontano con realismo questa disciplina, rendendola meno astratta e
meno lontana da come ricordo di averla vissuta da studente.
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